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Un Paese a Sei Corde

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Recen-storia da San Maurizio d'Opaglio

22/08/2021

Davide Sgorlon

DAVIDE SGORLON
S. Maurizio d’Opaglio, fraz. Lagna - 22 agosto 2021

Dopo tanto viaggiare tra laghi, campagne e risaie, UN PAESE A SEI CORDE in questa bella sera d’agosto è tornato a casa, nella sede della Finestra sul Lago, associazione che da anni organizza questo incredibile festival. Qui, nell’antico cortile sulle sponde del lago d’Orta, un folto pubblico (compatibilmente con le restrizioni da covid) è venuto a salutare un grande amico di questa rassegna: Davide Sgorlon.
Il piccolo palco affollato di pedali ad effetti e contornato di led colorati attendeva sotto alle lenzuola stese sul balcone di sopra, ma Davide ha sorpreso tutti entrando in scena dalla parte opposta, da dietro il pubblico, suonando un omaggio a due autori a cui si sente molto legato. Facile riconoscere Michael Nyman e RyĆ«ichi Sakamoto, con l’inconfondibile Forbidden Colours, mentre attraversava la platea, ma, una volta accomodato sul palco, Davide non ci ha svelato nessun titolo delle sue composizioni. Un piccolo vezzo, un gioco per lasciarci vivere la sua musica senza preconcetti, senza infrastrutture. Fluttuare sui suoni in evoluzione continua, su pezzi cresciuti nel tempo, maturati e rinnovati nel tempo. Chi lo segue da un po’ ha riconosciuto i brani e ne ha apprezzato il mutamento. Chi lo ha ascoltato stasera per la prima volta, ne è stato semplicemente rapito. E tutti insieme gli hanno tributato applausi interminabili. Raggiunto il palco, Davide ha cambiato chitarra avvolto in un silenzio carico di attese. E poi ecco prendere vita la sua musica, una poesia giocata tra corde, pedali e piccoli aggeggi elettronici che solo lui sa usare con tanta maestria per aggiungere infinite possibilità di suoni che la chitarra sa dare sfiorandola, pizzicandola, percuotendola, infilando CD fra le corde, addirittura colpendola con un martelletto. Tutto ciò che l’ingegno e la fantasia umana può concepire intorno a questo strumento, che sia elettronica oppure no, Davide Sgorlon ha trovato o troverà il modo di utilizzarlo per regalarci melodie straordinarie. E ad un tratto le lenzuola stese sopra di lui si sono animate. Immagini di stanziamenti umani, velocizzate quel tanto da renderle disumane. Grattacieli che non sembrano “casa”. Auto e aerei che non sono “viaggio”. Carri armati e soldati che non fanno sentire al sicuro. La sua musica straordinaria era una colonna sonora meravigliosamente stridente, e il pubblico non poteva fare a meno di applaudire estasiato. Una piccola pausa per “non” ringraziare Lidia e Domenico e tutto lo staff, scherzando un po’, ed ecco le sue mani pronte a condurci tra le note di un medley di brani acustici dalla tecnica più tradizionale, mentre sopra di lui andavano immagini di paesaggi lontani. Ancora applausi e ancora musica, raccontando di un’allegria disperata. Il concerto era arrivato al termine e al pubblico ancora sognante che non smetteva di battere le mani, Davide ha lasciato un ultimo brano come bis, rivelandone addirittura il titolo: Pink Freud. Un gioco di parole con cui ha racchiuso l’amore per il gruppo britannico e la complessità di una melodia sorprendente che ha visto alternare varie tecniche e persino varie chitarre, mentre i suoni si sovrapponevano e si mescolavano, come i nostri sogni. Poi, sull’ultima nota, la dedica del concerto a Gino Strada. Un’emozione che ha colpito tutti al cuore. Grande. Applausi.

Patrizia & Mauro Gattoni


 





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