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Un Paese a Sei Corde

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Recen-storia da Invorio

11/07/2021

Anna Mancini e Rednaks

ANNA MANCINI - REDNAKS
Invorio - 11 luglio 2021

Nemmeno la musica può andare contro la finale agli Europei di calcio, e così UN PAESE A SEI CORDE ha deciso di giocare d’anticipo e spostare il doppio concerto con cui Invorio ha voluto festeggiare la Giornata Nazionale delle Pro Loco.
Dall’alto della sua scalinata, il bel prato che circonda la chiesa parrocchiale, ha offerto uno splendido scenario per allestire il palco che ha accolto, uno dopo l’altro, due artisti diversissimi, che ci hanno parlato, con la loro musica, di due mondi diversi in cui vivere la chitarra acustica.
La prima ad esibirsi è stata ANNA MANCINI, che già la nostra rassegna aveva applaudito in un paio di occasioni passate. Una piccola bambolina dark, mancina, con la chitarra quasi più grande di lei e gli occhi dolcissimi nascosti dietro un paio di occhialoni a forma di cuore, come Disturbia, il suo alter ego illustrato nei suoi disegni artistici in mostra anche qui questa sera. La sua performance comincia in ginocchio, percuotendo la chitarra, prima di alzarsi per un tapping dalla melodia ossessiva che plettro e loop station hanno trasformato in un’aria mediorientale. Grandi applausi per questa sua Parasomnia, e lei ha conquistato subito la simpatia di tutti con il suo fare dolce, quel suo accento napoletano con cui raccontava la sua musica, e un’autoironia schietta e semplice che nessuno si aspettava dal suo look eccentrico. Intanto i suoi pezzi dai ritmi ossessivi incuriosivano sempre di più, per le strane accordature e per quel modo di usare la loop station, in un continuo balletto fatto di inginocchiarsi e alzarsi sul palco. E come non perdonarle le bislacche barzellette raccontate per intrattenere i presenti mentre accordava? Niente però poteva fermare la sua musica, neppure un cavo fuori uso a metà di un brano. Una rapida sostituzione dallo staff, sempre pronto e attento, ed ecco ricominciare le note di Ballo in FA# Minore (stavolta in tutto il suo splendore), con l’archetto che sfiorava le corde e ci donava una melodia dal gusto irlandese in salsa dark, e con il plettro che si sovrapponeva grazie alle piccole magie dell’elettronica. Grandi applausi per lei e persino un border-collie tra il pubblico abbaiava tutto il suo apprezzamento, dopo averla ascoltata in rispettoso silenzio. Quanta energia in questa ragazza minuta e dal sorriso dolce, che ci ha salutati con un ultimo brano dal ritmo ostinato, con la chitarra posata a terra e percossa con le bacchette, dopo aver infilato sotto le corde anche un paio di cd. In ginocchio, così come aveva cominciato. Applausi e ancora applausi per Anna Mancini e per la sua simpatia tenera e tosta.
Dopo di lei, lo scenario si è fatto più etereo e luminoso con RednakS. Piedi nudi e pantaloni bianchi, una camicia colorata e lunghi riccioli sciolti sulle spalle, questo giovane alto e sorridente, raccolto intorno alla sua chitarra, ci ha subito trasportati in atmosfere evocative, quasi new age. Un Lungo Viaggio, il primo brano che ha condiviso con noi, gli ha subito conquistato grandi applausi e RednakS ha proseguito raccontando la sua musica, frutto di viaggi reali e riflessioni ispirate, quasi magiche e dai titoli visionari. Come la bella melodia eterea di Lunatismo Subsahariano, o Il Cantico dei Ghiacciai, in cui immaginare il dialogo tra uomo e natura, impersonata dai ghiacciai di Jokulsarlon. Passato alla 12 corde, ci ha raccontato in musica l’incontro con il suo spirito totem, il delfino, con un brano sciamanico in cui si sono fusi chitarra e rainstick, richiami tribali ed elettronica, in un ritmo impetuoso che poi ha trovato la calma in un canto senza parole. La gente ascoltava e applaudiva incuriosita e stupita questo artista così spiritualmente legato alla natura, che ha tradotto in musica la sua ricerca interiore. Tornato alle sei corde ha continuato il suo percorso fino a Green Eyes Golden Heart, un inchino alla natura e agli alberi, sognando un rapporto di simbiosi perfetta tra uomo e natura. Siamo così arrivati alla fine del concerto anche per RednakS, ma non prima di un ringraziamento a tutti, con la speranza che la sua musica sia stata compresa. E dopo aver citato anche il sommo Dante, ci ha salutati con un ultimo brano nato dal suo cuore magico.
E alla fine eccoli lì, tutti e due sul palco a godersi sorridenti tutti gli applausi del pubblico. Due lati della stessa chitarra. Due mondi apparentemente opposti che si sono incontrati in questo assolato pomeriggio d’estate. E saremmo davvero fortunati se tutti riuscissero a trasformare in musica i loro pensieri più profondi, come hanno fatto questi due giovani artisti.

Patrizia & Mauro Gattoni





Un Paese a Sei Corde
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