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Un Paese a Sei Corde

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Recen-storia da Ameno.1

11/09/2021

Liutai in Villa

BRUNO MICHEL ABATI
Liutai in Villa
Ameno - 11 settembre 2021
Insieme a Fingerstyle Life

A volte succede. Può capitare anche ai migliori di avere una serata no, e così Bruno Michel Abati, conosciuto in Francia come musicista eclettico, docente al Conservatorio, vincitore di numerosi premi e inventore addirittura di un nuovo genere musicale, ci ha offerto stasera uno spettacolo non esattamente all’altezza della sua fama. È che gli amici di UN PAESE A SEI CORDE sono viziati, non sono granché abituati a certe cose, anche se tutto il pubblico presente questa sera ha amabilmente applaudito ogni brano e chiesto anche un bis, perdonando affettuosamente ogni piccola defaillance. Dopo la presentazione di Dario Fornara, anima di questi due giorni dedicati all’arte e all’artigianato della musica per chitarra, Abati ha rotto il ghiaccio con un pezzo improvvisato al momento, strano e spigoloso, prima di provare a chiacchierare col pubblico in un tentativo di Italiano accompagnato dal suo accento francese e da un gran sorriso simpatico e aperto. La camicia sgargiante sulla pelle scura parlava delle sue origini brasiliane e i suoi lunghi dreads hanno destato molte invidie. Qualche brano di sua composizione, qualche canzone che ha fatto applaudire la sua bella voce profonda e perdonare le sporcature, ma grande è stata la perplessità di molti nell’ascoltare la sua esecuzione di La Catedral di Augustin Barrios. E se anche abbiamo tutti sorriso divertiti quando ha chiesto agli ignari tecnici di rammentargli la scaletta della serata, pensando ad un gioco, il cuore ci si è stretto nel sentire pezzi pasticciati, dimenticati a tratti. Soprattutto perché Abati ci raccontava col suo grande sorriso orgoglioso che si trattava di sue composizioni scritte per progetti importanti e programmi prestigiosi. Peccato non poterli ascoltare al meglio, per applaudirlo come sicuramente avrebbe meritato. Il pubblico cortese che comunque è rimasto fino alla fine battendo le mani con affetto e incoraggiamento, è stato premiato verso la fine del concerto, quando Bruno Michel Abati ha suonato due pezzi del suo maestro Roland Dyens, meravigliosamente, le dita agili e sicure. Grandi gli applausi che hanno premiato l’attesa e Abati ci ha voluto concedere anche un bis, per festeggiare il compleanno della madre, capoverdiana, cantando una canzone di quelle isole. Un finale suggestivo per un concerto curioso. Ma a volte succede, può capitare.

Patrizia & Mauro Gattoni


 





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