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Un Paese a Sei Corde

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RECENSTORIA 1 AGOSTO

07/08/2020

Carlo Aonzo trio

CARLO AONZO TRIO
Stresa - 1 agosto 2020

Questa sera a Stresa UN PAESE A SEI CORDE Master ha ospitato un concerto davvero particolare. Il distanziamento sociale da Covid, ha convinto il Comune a mettere a disposizione della rassegna il Palazzo dei Congressi, sul cui palco si è esibito il fior fiore della musica mondiale. Se fuori un pomeriggio torrido lasciava il posto ad una pioggia inaspettata, dentro il pubblico sparpagliato come su una scacchiera dava una sensazione surreale. Poi, le luci si sono spente e la voce di Alberto Sordi, da un vecchio film, chiedeva chi mai suonasse ancora il mandolino in Italia. E il sipario si è aperto sul Carlo Aonzo e la sua musica. Con lui Luciano Puppo al contrabbasso e Lorenzo Piccone (già applaudito in precedenti edizioni) alla chitarra, eleganti nella loro giacca nera. Al centro Carlo Aonzo spiccava con la sua camicia sgargiante, i pantaloni strappati e il berrettino nero luccicante di paillettes sulla barba affilata. Ma con quell’aria new age ci ha poi condotti in un viaggio nel mondo del più tradizionale strumento musicale italiano, che prendendo il via da un gioioso mix di Polke raccolte qua e là, sul campo, ha attraversato tanti classici della musica italiana. Forse non troppo originale la scelta di alcuni brani, di certo tra i più amati e reinterpretati da tanti artisti. Sicuramente suonati benissimo da un musicista innamorato, con gli occhi che accarezzavano il pubblico con sguardi sornioni ed occhi sognanti. E tra un Nel Blu Dipinto di Blu, un Arrivederci Roma, Un Bacio a Mezzanotte e uno Spaghetti a Detroit, ecco spuntare preziosi momenti di storia della musica, come la Mazurka Sentimentale e la Marcia Eroica di Carlo Munier virate in salsa jazz, o la Tarantella di Calace con incursioni alla John Coltrane. La platea risuonava di batter di mani come se il teatro fosse strapieno, ed è stato un vero peccato la mancanza di tutti quei turisti di passaggio che in passato si assiepavano sul lungolago di Stresa attratti dalla musica. Intanto il viaggio ci ha portati al mandolino visto dal Brasile, con la musica divertente ed esotica di J. Do Bandolim e la sua Receita de Samba, e poi in America con un ragtime strepitoso. E alla fine, nel momento dei saluti, eccoci di nuovo in Italia, per Vivaldi, grande amante del mandolino. Ma come avrebbe suonato Vivaldi se fosse stato a New York? È bastato un pizzico di effetti ed ecco una versione del 2° e del 3° movimento da l’Estate in cui il mandolino si è trasformato in uno strumento magico che, insieme a basso e chitarra, ha dato vita ad un pezzo memorabile, un pezzo che valeva tutto il concerto. È proprio vero che la musica non ha tempo e che certi strumenti riescono ad attraversare i secoli e a trasformarsi senza perdere la propria identità. Grandi gli applausi dei presenti, entusiasti e in attesa di un bis. E allora ecco i nostri musicisti tornare sul palco con l’allegria di Indifference, un valzer musette tra i più classici e trasversali. Per riempire ancora di applausi questo teatro.

Patrizia & Mauro Gattoni


 





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