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Un Paese a Sei Corde

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Roberto Diana e Tri Nguyen

19/07/2019

con Giulia Cartasegna "Progetto Perosi"

ROBERTO DIANA, TRI NGUYEN, GIULIA CARTASEGNA
PROGETTO PEROSI
Baveno - 19 luglio 2019

Quante corde in questo PAESE A SEI CORDE! Nel meraviglioso spazio antistante la chiesa dei SS Gervaso e Protaso di Baveno, in questa bella sera di luglio abbiamo assistito ad un concerto davvero unico e particolare. Progetto Perosi, è il titolo dello spettacolo portato qui stasera da Roberto Diana, già incontrato in una passata edizione, la violinista Giulia Cartasegna, e dal musicista vietnamita Tri Nguyen al Dan Tranh, uno strumento esoticamente magico e dalla lunga storia. Un progetto davvero singolare che ha visto mescolare la musica classica composta da Lorenzo Perosi con le influenze sarde che ispirano Roberto Diana e la sua anima internazionale, il tutto condito con le sonorità orientali magistralmente suonate da Tri Nguyen e il contributo del violino di Giulia Cartasegna. Le cinque ore di Londra, del compositore del ‘900, tra le loro mani, tra le loro corde, hanno acquistato una nuova vita. La piazza era piena di gente seduta ovunque. Tutti attenti e curiosi di ascoltare questo straordinario mix di strumenti e suoni. Probabilmente in pochi sapevano chi fosse il Perosi di cui Roberto Diana parlava tra un pezzo e l’altro e dalla cui musica aveva tratto ispirazione per il suo progetto, ma le melodie erano belle e quello strano strumento tenuto sulle ginocchia da Tri Nguyen, così raffinato e chic, regalava suoni che facevano pensare al paradiso. Peccato che l’aria del lago rendesse così difficile tenerlo accordato e che la sua messa a punto durasse così tanto da spezzare la magia che i brani regalavano. Bello, poi, l’effetto della Weissenborn di Diana che si inseriva perfettamente nella musica tradizionale vietnamita e straordinario il Deus ti Salvet Maria rivisitato dal suono del Dan Tranh. Più discreta la presenza di Giulia Cartasegna a rendere più pieni alcuni brani. Intanto la storia di Lorenzo Perosi, della sua follia, proseguiva nel racconto di Roberto Diana e nelle musiche inusuali che insieme ai suoi compagni ci ha fatto ascoltare. Fino alla fine, con tre brani riuniti insieme per descriverne l’epilogo, dall’angoscia, alla pazzia e la liberazione finale, in un crescendo che ci ha regalato una conclusione moderna e vitale. Un concerto unico, strano, che forse non ha avuto la forza di inchiodare il pubblico alle sedie. Ma se qualcuno ha finito coll’annoiarsi, molti sono stati i curiosi che hanno saputo apprezzare questo nuovo modo di rimescolare musiche e corde intorno ad una storia fino a ieri sconosciuta. Perché in un PAESE A SEI CORDE Master c’è sempre qualcosa da imparare.

Patrizia & Mauro Gattoni


 





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