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Un Paese a Sei Corde

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Platero y yo

15/09/2018

Ugo Dighero e Christian Lavernier a Omegna

UGO DIGHERO & CHRISTIAN LAVERNIER
Platero y yo
Omegna - 15 settembre 2018

In quest’ultima edizione, UN PAESE A SEI CORDE ha spesso affiancato alla chitarra altri strumenti e stasera, alla bravura del chitarrista classico Christian Lavernier, si è accompagnato uno strumento nuovo: la voce. No, non il solito cantante, ma la voce recitante - e non solo - di un grande attore: Ugo Dighero. Se molti lo ricordano protagonista di fiction televisive, in questa occasione lo abbiamo ritrovato alle prese con un “melologo", Platero y yo, tratto da un testo di Juan Ramón Jimenéz (Nobel per la letteratura nel 1956), con le musiche di Mario Castelnuovo-Tedesco. Nientepopodimeno, verrebbe da dire, soprattutto se si pensa che lo spettacolo è stato inserito nella manifestazione filosofica Agorà che ha avuto luogo in questi giorni a Omegna, là dove finisce - o comincia - il lago d’Orta. Eppure, in fondo, si tratta solo della storia di un asinello, ma così deliziosamente scritto e perfettamente musicato da assumere una grande forza teatrale capace di far emergere tutto l’affetto per il dolce animale. E i due artisti si sono rivelati perfetti, con la loro simpatia e padronanza, nel raccontarcelo. E sì, perché un melologo come quello di stasera, dove parole e musica si accompagnano con studiata precisione, non è certo alla portata di chiunque. La bravura e l’istrionismo trascinante della recitazione di Ugo Dighero, seducevano il pubblico e lo incollavano alle sedie. La sua voce potente, capace di giocare tra testo e musica, in perfetta sintonia e complicità con uno straordinario Christian Lavernier, le cui mani sapienti sapevano domare la complessità della scrittura musicale di Castelnuovo-Tedesco. Insieme, ci hanno offerto uno spettacolo leggiadro, intenso e divertente. I presenti, incantati, applaudivano, si commuovevano e ridevano, mentre sul palco scorrevano i piccoli racconti del tenero asinello, lasciando che i tratti più melanconici fossero stemperati da una soave leggerezza. E, qui e là, piccoli momenti di semplice ilarità. Persino la grande distesa di spartiti che Lavernier aveva allargato su ben due leggii affiancati, era occasione per un’allegra battuta a cui il chitarrista si prestava sornione, quasi mascherando per gioco la sua grande preparazione e abilità. Il buio della sala ha nascosto tanti occhi lucidi al racconto della morte di Platero, a cui ormai eravamo tutti un po’ affezionati e gli applausi hanno chiesto a gran voce il bis, sperando forse in un lieto fine. Ed eccolo, l’ultimo dei 138 racconti. Non l’happy end in cui molti speravano, ma una affettuosa dedica, commossa e commovente, all’anima del dolce Platero, immaginata tra i pascoli del cielo mentre quaggiù i gigli gialli fiorivano grazie al suo cuore putrefatto. Un finale delicato e irriverente, che ha fatto esplodere battimani e risate, per una serata di altissimo livello che solo nel PAESE A SEI CORDE potevamo trovare.

Patrizia & Mauro Gattoni

 

 

 

 





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