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Un Paese a Sei Corde

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Pino Forastiere

11/08/2018

Oltre la musica a Stresa

PINO FORASTIERE
Stresa - 11 agosto 2018

Oltre ad essere un prezioso punto di riferimento della chitarra acustica italiana, Pino Forastiere è anche un grandissimo amico de UN PAESE A SEI CORDE ed è sempre un’emozione assistere ad un suo concerto. Specie ora che la sua musica è arrivata oltreoceano per collaborare ad un progetto che ha vinto nientemeno che il premio Pulitzer. Specie ora che tra le mani stringe una chitarra così strana, su cui Davide Serracini è riuscito a tirare un sacco di corde e persino montare una piccola kalimba. Uno strumento mutante pronto a restituire quei suoni che danzano nella mente di Pino. E la magia della sua musica va così oltre l’umana comprensione da lasciare sgomenti. Melodie insolite, sognanti, ipnotiche, quelle di Unpredictable Dance e di Village Life, dal suo ultimo CD, che subito hanno catturato il pubblico attento e silenzioso. E poi, inspiegabili, le rondini. Attratte da questi suoni che arrivano direttamente fino in fondo all’anima, eccole arrivare in volo garrendo festose, anzi, proprio cantando sulle note di Pino. Il pubblico stupito applaudiva col naso all’insù, pensando al caso o ad una gioiosa abbuffata di moscerini e zanzare. Ma non appena Pino ha finito di raccontare i suoi brani e la sua Lab Guitar nata dal desiderio di sperimentare e di raggiungere le sonorità del pianoforte, e ha ricominciato a suonare, eccole di nuovo pronte a lanciarsi in volo e a cantare con lui. No, non c’era altra spiegazione possibile: era vero amore. Istintivo e animale. Così forte da farci riflettere sulla bellezza profondamente naturale della musica di Pino Forastiere. Una musica assolutamente fuori dagli schemi comuni e frutto di una attenta ricerca. Una musica che ha attratto e incantato il pubblico che ha riempito questo cortile un po’ defilato e nascosto dalle passeggiate dei turisti che affollano il bel lungolago di Stresa, la perla del lago Maggiore che ospita questo straordinario concerto. Le facce buffe di Pino, tutto preso dal suo dialogo interiore con la sua chitarra, il suo parlar forbito, la sua lotta interiore coi moscerini che lo circondavano sul palco, hanno poi creato una allegra e discreta alchimia di sorrisi con la platea. Le nuove sonorità della sua Lab Guitar rendevano nuovi anche i suoi brani storici, in cui le rondini continuavano a fare il controcanto, come se conoscessero da tempo quei pezzi di cui perfino Pino faticava a ricordare il titolo. Ipnotizzati dalla suggestione di questa musica, ci siamo trovati troppo presto alla fine del concerto, ad applaudire Tibur Tango, capace di evocare Piazzolla e il traffico cittadino in un’unica, stravagante, melodia. Ma i grandi applausi del pubblico non potevano lasciarlo andar via senza un bis. Ed ecco per noi Fase 1, che per tanto tempo è entrata nelle nostre inconsapevoli case attraverso la tv. E per questa notte si prevedono bei sogni.

Patrizia & Mauro Gattoni


 





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