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Un Paese a Sei Corde

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Ranaijt Sanjay Daniel

04/08/2018

dalla tradizione a Bolliwood a Borgomanero

RANAJIT SENGUPTA & SANJAY KANSA BANIK & DANIEL LUEDKE
In collaborazione con A.V.I.S. Borgomanero
Borgomanero - 4 agosto 2018

Tutto era perfetto nel cortile interno di Villa Marazza per accogliere per la prima volta UN PAESE A SEI CORDE Master a Borgomanero. Le pergole di vite e le fronde dei rampicanti accoglievano il pubblico in un magico incanto illuminato dalle tremule fiammelle delle padelle romane. Il concerto si annunciava come uno dei più straordinari e unici che il nostro festival avesse in cartellone. E quando sui tappeti colorati stesi sul palco si sono accomodati i musicisti indiani Ranajit Sengupta, al Sarod, e Sanjay Kansa Banik, alla Tabla, coi loro abiti di seta e i loro sorrisi, l’atmosfera si è fatta subito mistica e rilassata, mentre nell’aria si diffondevano le note di un romantico Raga tradizionale. Attento e curioso, il pubblico ascoltava incantato questa musica arrivata da lontano, mentre il ritmo aumentava e diventava quasi rock. Il manico metallico del sarod diffondeva bagliori di luce e il cielo si illuminava di lampi lontani. Ma, proprio quando è esploso il grande applauso finale, ecco improvvisa la pioggia a interrompere bruscamente la magia. E allora, veloce cambio di programma: tutti di corsa dentro il piccolo auditorium della villa, ciascuno portando la propria sedia, e i musicisti accoccolati sul piccolo palco improvvisato. E se qualcuno è scappato via spaventato dal maltempo, la maggior parte dei presenti non ha voluto rinunciare all’esperienza di un concerto, diventato completamente acustico e assolutamente indimenticabile. Fuori i tecnici correvano per mettere al sicuro luci e amplificazioni posate con gran cura nel pomeriggio e in un attimo diventate inutili. Intanto, ai musicisti indiani si è aggiunto il chitarrista tedesco Daniel Luedke, con la sua coda di cavallo e il suo improbabile abbigliamento. Non parla Italiano, ma il caso ha voluto trasformare una volenterosa spettatrice tedesca in traduttrice simultanea e le presentazioni dei brani hanno così assunto una nota di improvvisata simpatia. A scompaginare le carte ancora un po’, ecco Luedke partire con un compìto brano di Fernando Sor. E poi via, con la straordinaria musica che i nostri hanno composto insieme, nei loro vent’anni di amicizia. Un jazz indiano piacevole e suggestivo, capace di mescolare oriente e occidente e scatenare grandi applausi da parte di un pubblico così divertito da non accorgersi nemmeno più di stare ammassato e accaldato. Sonorità inconsuete e melodie intriganti si alternavano alle curiosità sugli esotici strumenti indiani, dal sarod dalle venticinque corde e dal plettro di noce di cocco, alla tabla da accordare a martellate. Belle musiche e tanta simpatia in questo concerto così intimo e a tratti surreale, come quando Daniel ha voluto filmare il pubblico che diceva in coro “ninnananna”, incredulo che fosse la traduzione di Lullaby, delicatissimo brano che portava verso la fine del concerto. O come quando Ranajit ha sostituito in un baleno una corda rotta proprio prima del bis. Sempre col sorriso sulle labbra, pronto ad ammaliarci ancora una volta con quella musica straordinaria che parla di posti lontani e vicini e di culture così diverse da potersi intrecciare in maniera tanto stretta da farsi comprendere e amare con tanto entusiasmo anche alle nostre latitudini. In questa serata così bislacca e così inaspettatamente perfetta.


Patrizia & Mauro Gattoni

 

 

 

 

 





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