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Un Paese a Sei Corde

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Claudio Bellato & Lorenzo Piccone

03/09/2017

La chitarra e i suoi parenti

CLAUDIO BELLATO e LORENZO PICCONE
Invorio - 3 settembre 2017

Probabilmente tante chitarre - una vera selva - così diverse, tutte insieme su di un palco non le avevamo ancora mai viste. E pensare che i chitarristi sarebbero stati soltanto due. Così, mentre prima dello spettacolo venivano illustrati le fasi e i risultati del recente restauro di una cappella votiva del territorio, l’occhio curioso dei presenti non poteva fare a meno di posarsi su tutti quegli strumenti che aspettavano solo di essere suonati. Tutti quanti? Presto lo avremmo scoperto. Subito dopo l’esuberante presentazione del Sindaco che ha voluto offrire ai suoi concittadini una serie di belle occasioni per uscire di casa. Ecco allora finalmente salire sul palco Claudio Bellato e Lorenzo Piccone.

Sì, dobbiamo ammetterlo: l’esotico completo rosso di Lorenzo ha provocato qualche attimo di sconcerto, ma appena i due hanno cominciato a suonare, il pubblico non ha pensato ad altro che a bearsi della loro musica, totalmente rapito dalla loro eclettica bravura. Accompagnati dalle piccole presentazioni di Piccone, abbiamo presto cominciato un viaggio nella musica di mezzo mondo, e forse anche di più. Il ritmo allegro di Mercury Blues, ha preso vita da una bellissima Weissenborn poggiata sulle ginocchia di Lorenzo che cantava e teneva il tempo con un sonaglio infilato su una scarpa. E Claudio Bellato? Non era certo da meno cantando con la sua voce profonda e suonando una chitarra acustica un po’ più tradizionale. Solo la camicia era un po’ meno sgargiante. Un salto a Cuba armati di baritona e bouzouky irlandese, ed eccoli già pronti a passare ad un mandolino americano per una straordinaria Vie en Rose in versione caraibica, spiritoso e divertente ricordo di un concerto del compianto Bob Brozman. Il pubblico entusiasta quasi non faceva in tempo ad applaudire che i due erano già passati ad altri strumenti e altre canzoni, dando prova anche della loro bravura di autori di bei brani originali e dal sapore internazionale, come The Wind o Reunion, in cui si poteva notare anche un sapiente e misurato uso dell’elettronica. E che dire della Marcia alla Turca ispirata a quella di Gambetta e Crary? Meravigliosa, col suo finale rusticano. Atmosfere mediorientali e reggae, ritmi spagnoli e irlandesi, un po’ di musica italiana e vecchi spirituals, hanno incantato il pubblico, che ha dimostrato di apprezzare e divertirsi moltissimo. E in quel turbinio di cambi di chitarre, abbiamo scoperto un po’ di storia della musica e i segreti nascosti in una resofonica o in una lap steel guitar, grazie alle puntuali spiegazioni con cui Piccone e Bellato riempivano i cambi di strumento e di accordature. Tutti attenti a non perdere una nota o una parola, abbiamo tanto applaudito l’allegra bravura di questi due musicisti così apparentemente diversi, ma assolutamente complementari, con la Liguria nel sangue e la musica nel cuore. Ci hanno regalato un concerto spettacolare e divertente, curato e travolgente e che avrebbe potuto continuare ancora per ore, tanta era la passione e la irresistibile voglia di suonare di Claudio Bellato e Lorenzo Piccone. Let the Bon Ton Roulet, un blues scatenato arrivato direttamente dal Mississippi, è stato l’ultimo brano ufficiale della serata, ma il pubblico non era certo pronto a lasciarli andare così. Così, quando sono partite le note scatenate di Kansas City Blues, non c’è neppure stato bisogno che i due musicisti chiedessero di tenere il tempo con le mani e, alla fine, il nostro straordinario duo ci ha concesso un altro bis. Una musica tradizionale hawaiana, diventata Oh Sole Mio e sfociata in un blues indiavolato, per concludere il viaggio là dove è cominciato. Questa volta il concerto è davvero terminato, e gli occhi di tutti brillavano della felicità che solo un grande spettacolo può regalare.

Patrizia & Mauro Gattoni

 





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