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Un Paese a Sei Corde

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Paolo Giordano & Silly Crime

29/07/2017

Sacro e profano nel concerto più ardito della stagione

PAOLO GIORDANO & SILLY CRIME
Pella - 29 luglio 2017

Questa volta il maltempo ha giocato un brutto scherzo a UN PAESE A 6 CORDE, e proprio là dove ha compiuto i primi passi. Un temporale estivo, violento e gelido, ha costretto gli organizzatori a portare il concerto di Paolo Giordano & Silly Crime all’interno della chiesa di S. Albino anziché nella bella piazza Motta frequentata dai turisti e con la meravigliosa vista dell’isola di S. Giulio a riempire gli occhi. È capitato altre volte negli anni, ma questa volta bisogna dire che lo spettacolo ha perso molto del suo appeal, chiuso dentro a queste sacre mura. L’ardito progetto di Paolo Giordano di omaggiare la geniale follia di Syd Barret con una serie di straordinari arrangiamenti dei pezzi più audaci del fondatore dei Pink Floyd, si è scontrato con i limiti sonori di questa bella chiesa, senza che il nostro bravo fonico potesse porvi rimedio. Affascinato dai racconti della vita stravagante di Barret fatti da Paolo nell’introdurre ogni brano, il pubblico è rimasto un po’ deluso dal non riuscire a godere a pieno anche del suono della sua chitarra, di cui ne indovinava la grande tecnica musicale dal movimento danzante delle mani. La sua musica, ahinoi, si perdeva divorata dalla batteria alle sue spalle, suonata magistralmente, ma a pieno regime come fosse all’aperto, da Aldo Leandro. Il basso di Walter Robuffo faceva a gara con la tastiera di Angelo Trabucco per farsi sentire, mentre la voce calda di Simona Capozucco avrebbe davvero meritato di poter spaziare sulle onde del lago. Peccato, perché Dominoes, il brano con cui hanno aperto la serata, così etereo col flauto suonato dalla brava Simona, faceva sperare in un concerto di grande qualità e di piacevole ascolto. L’idea, poi, di fare ascoltare qualche frammento delle registrazioni originali di Barret e dei Pink Floyd prima della nuova versione riarrangiata da Giordano, ha consentito di apprezzare il grande lavoro fatto dal nostro musicista, oltre che di comprendere la psichedelica genialità dell’autore. Così, anche se alcuni tra i presenti dall’udito più delicato hanno lasciato la chiesa, la maggior parte del pubblico ha apprezzato lo sforzo coraggioso dei musicisti e ha premiato con grandi applausi l’imponente lavoro di Paolo Giordano. Alcuni pezzi tratti dai suoi primi album, hanno dato modo al chitarrista di far finalmente sentire la voce della sua chitarra, mentre il resto della band si riposava un poco. E la platea ha molto apprezzato, anche quando tra le sue mani è comparsa una vecchia lap steel guitar, la cui musica conturbante è stata presto inghiottita dagli altri strumenti dei Silly Crime rientrati in scena. Un concerto pensato per una piazza piena di turisti e che meritava di lanciare le sue note nell’aria libera del lago e che invece è stato costretto in un luogo inadatto, dalla totale mancanza di alternative al riparo dalle intemperie. C’è voluto molto coraggio a progettarlo, a portarlo avanti e, da parte degli organizzatori, a decidere di non annullarlo. Ma il pubblico e i musicisti de UN PAESE A 6 CORDE si meritano di non essere lasciati mai soli. Anche se fuori piove.

Patrizia & Mauro Gattoni

 


 





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